Italia: al Sud economia ferma, giù l’export, la fiducia e gli investimenti. Lavora meno di 1 giovane su 4


Il Sud Italia è fermo con livelli di occupazione allarmanti soprattutto per i giovani. E’ ciò che emerge dall’ultimo Check-Up Mezzogiorno di Confindustria e SRM. Dopo quattro anni di crescita, a fine 2019 l’indice sintetico dell’economia meridionale torna a calare, attestandosi 30 punti al di sotto dei livelli pre-crisi. Pesa innanzitutto l’andamento del Pil, che evidenza un indebolimento più intenso proprio al Sud: le previsioni indicano una mini-recessione (-0,2% secondo Svimez).

 

Alla inversione di tendenza dell’indice sintetico contribuisce in modo significativo l’andamento dell’export, che negli anni scorsi era l’indicatore che aveva tenuto a galla l’economia meridionale. Ora si assiste ad una inversione di tendenza con un andamento altalenante (-2,8% nei primi nove mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018). Pesano in particolare la debolezza delle esportazioni nei paesi dell’Eurozona, principale mercato delle merci meridionali, oltre che le tensioni sui dazi con gli Usa. Resta positivo l’export turistico con una spesa dei viaggiatori stranieri che cresce dell’1,8%.

 

L’insufficiente dinamica è condizionata anche da un deterioramento del clima di fiducia delle imprese, specie manifatturiere, che torna a calare, mentre si ferma la nascita di nuove imprese. Segnali di rallentamento anche per gli investimenti che si attestano ad un -32,3% dal picco del 2008. Positivo invece il trend del Credito d’imposta Sud che ha però solo contribuito a limitare i danni.

 

Alla frenata dell’attività economica si affianca una altrettanto percepibile decelerazione sul versante dell’occupazione. L’andamento resta stagnante, si riducono le ore procapite e aumenta la cassa integrazione. 1/3 dei nuovi assunti al Sud sono a tempo parziale e con titoli di studio inferiori, l’occupazione si riduce tra i laureati. L’emergenza occupazione giovanile non accenna a ridursi, lavora meno di 1 giovane su 4.

 

Secondo il rapporto, l’introduzione di percorsi di pensionamento anticipato (Quota 100) potrebbe a sua volta influire sui livelli occupazionali nei prossimi mesi, soprattutto nelle regioni meridionali, dove proporzionalmente più elevato è stato il ricorso a tale opportunità nei primi mesi dell’anno. Come pure un freno potrebbe essere costituito dallo stesso reddito di cittadinanza, stante il valore dell’importo medio (547 euro) e le basse competenze delle persone prese in carico dai servizi per l’impiego: secondo le prime stime, solo ¼ dei soggetti profilati sarebbe realmente “occupabile”.

 

“Il pacchetto di misure dedicate al Mezzogiorno contenuto nella Legge di Bilancio – si legge nel rapporto – costituisce una prima importante risposta al rischio di avvitare l’economia meridionale in una spirale recessiva difficilmente sostenibile. Ma il rafforzamento strutturale della capacità competitiva dei territori resta un obiettivo imprescindibile: da perseguire mediante l’irrobustimento del tessuto produttivo, il rilancio degli investimenti pubblici e privati, un potenziamento della PA a supporto delle imprese”.