Pillole

Italia : Deloitte; da conflitto riduzione Prodotto interno lordo (PIL), imprese in difficolt

MILANO (MF-DJ)–Le tensioni e le incertezze generate dall’invasione russa in Ukraine stanno disegnando un nuovo contesto mondiale con un impatto sull’attività economica.Le ripercussioni sul tessuto economico italiano, come viene fuori analisi degli economisti di Deloitte, sono evidenti e in gran parte dovute all’incremento dei prezzi dell’energia, dato che Russia, Ukraine e Bielorussia ne sono tra i principali fornitori mondiali, con la conseguente crescita degli oneri di realizzazione.”Il governo ha quantificato l’impatto del conflitto in una riduzione della crescita del Prodotto interno lordo (PIL) nell’anno in corso dal 4,7% al 2,9% e nel 2023 dal 2,8% al 2,3%.
Il dipinto naturalmente e in continua evoluzione, ma due sono gli elementi principali da tenere in considerazione: le fluttuazioni dei prezzi delle materie prime e l’interruzione delle catene di approvvigionamento delle stesse” ha dichiarato Ernesto Lanzillo, manager Deloitte Private.Un’altro impatto della crisi geopolitica e illustrato dal rischio di interruzione delle catene di approvvigionamento.
La guerra sta amplificando le difficoltà nel individuare materie prime e materiali, in particolar modo quelli che provengono del terreno coinvolti nel conflitto e che raffigurano input nelle catene globali del valore.Guardando al tema delle sanzioni e dei rapporti commerciali con la Russia, molte imprese straniere private si sono ritirate o hanno comunicato di sospendere le proprie operazioni in Russia.
Tuttavia, Francia (68%) e Italia (64%) si trovano sul podio con percentuali di “non disimpegno” dalla Russia, molto vicine a quelle cinesi (75%) e più elevate in confronto a quelle tedesche (46%).In generale, però, le sanzioni alla Russia per l’export italiano avrebbero un impatto diretto complessivamente modesto.
Difatti, il blocco riguarda 686 milioni di euro di vendite in Russia, ossia l’8,9% dell’export italiano nel paese, il quale a sua volta rappresenta solo l’1,5% del totale dell’export italiano.”Secondo le stime fatte da Confindustria, i rincari di petrolio, gas e carbone determinano per l’economia italiana un incremento degli oneri di realizzazione del 77%, che in euro significa una crescita della bolletta energetica di 5,7 miliardi, su base mensile, e circa 68 miliardi su base annua.
Le imprese, prevalentemente, hanno assorbito questi aumenti degli oneri dell’energia comprimendo i margini e differendo gli investimenti, mitigando l’impatto sulle fasi successive della filiera produttiva.
Questo, però, non e sostenibile nel lungo periodo e ciò sta portando certune imprese a ridurre o addirittura sospendere la realizzazione o a programmare di farlo in futuro”, conclude Lanzillo.May 12, 2022 07:03 ET (11:03 GMT)

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