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Manovra, arriva la Carta risparmio spesa per i redditi fino a 15mila euro: ecco come funzionerà

e racchiusa nell’articolo 75 del 1º testo della manovra di Bilancio, quello diffuso mercoledì ma ancora lacunoso, la misura che inaugura un nuovo strumento a sostegno dei più svantaggiati per la spesa di generi alimentari. Sono un meccanismo analogo a quello allo stato attuale in vigore della Social card – o anche Carta acquisti – gestita dall’Inps e destinata a over-65 o under-3 con un importo fisso di 80 euro a cadenza bimestrale per l’acquisto di generi alimentari e il pagamento di luce, acqua e gas.

Il meccanismo

La nuova Carta risparmio spesa – che vale la pena di ricordare consiste in un piccolissimo aiuto rispetto alle esigenze di chi si trova in stato di necessità – funzionerà diversamente. Innanzitutto la gestione sarà affidata ai Comuni, come recita il testo del provvedimento, e si articolerà «in una specie di “bonus spesa” da usare presso punti vendita che aderiscono all’iniziativa con un’successivo proposta di sconto su un paniere di prodotti alimentari», come spiega Palazzo Chigi a seguito del varo del ddl Bilancio.Un meccanismo che viene confermato nell’strutturato della bozza contenente la manovra e che dunque sancisce il decentramento dell’aiuto. Tra i punti più delicati e tutti da chiarire c’e quello della “convivenza” dei 2 strumenti: le 2 “cards” potrebbero viaggiare su binari paralleli ovvero come più probabile la Carta acquisti dell’Inps sarà destinata a essere soppiantata da questo nuovo strumento.

Il fondo

Sono un Fondo da 500 milioni di euro « istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze» per l’anno 2023 e «destinato all’conseguito di beni alimentari di prima necessità dei soggetti con un Isee non superiore a 15.000 euro, da fruire attraverso l’utilizzo di un apposito sistema abilitante». Spetterà poi al ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare di concerto con quello dell’Economia stabilire «i criteri e le forme i criteri e le forme di individuazione dei titolari del beneficio, tenendo conto dell’età dei cittadini, dei trattamenti pensionistici e di altre forme di sussidi e trasferimenti gia ricevuti dallo Stato, della situazione economica del nucleo familiare, dei redditi conseguiti, nonché di eventuali ulteriori elementi atti a escludere soggetti non in stato di effettivo bisogno». Ma anche «l’ammontare del beneficio unitario, le forme e i limiti di utilizzo del Fondo e di fruizione del beneficio, da erogare alla luce di procedure di esperienza dei Comuni di residenza» e alla fine, «le forme e le condizioni di accreditamento degli negozi che aderiscono a Piani di contenimento degli oneri dei generi alimentari di prima necessità».

La povertà

E nel frattenpo sul fronte della povertà i dati sono sempre più allarmanti. Stando a una rilevazione Up Day-Tecné «l’86% delle famiglie vulnerabili ha tagliato i consumi che riguardano l’abbigliamento, il 78% ridotto i consumi delle utenze domestiche, il 72% risparmiato sulla spesa alimentare e il 54% ha rinunciato a visite mediche». Il Rapporto presentato oggi mette in luce come la crisi da Coronavirus abbia scavato un solco profondo nelle disuguaglianze. Al punto che rispetto al 2019, la situazione economica delle famiglie e peggiorata nel 44% dei casi, invariata nel 48%, mentre solo l’8% ha comunicato un miglioramento. Come se non bastasse e arrivata poi la stangata dell’inflazione con una crescita dei prezzi a ottobre di quasi il 12% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, che supera quota 13% nel paniere dei beni alimentari. «Con una percentuale di inflazione tra il 12 e il 14%, il 35% delle famiglie (27 milioni di individui) vive una qualche forma di disagio, che va dalla povertà assoluta a una vulnerabilità leggero», chiude il rapporto.

Il gradimento dei bonus spesa

Il Rapporto ha anche messo sotto la lente il Reddito di cittadinanza e i Bonus spesa sociali. Secondo il dossier le persone coinvolte nei benefici della misura del reddito di cittadinanza, a settembre 2022, risultano circa 2.5 milioni, per un assegno medio mensile equivalente a 551 euro; i beneficiari del buono spesa sociale sono stati invece, per ogni singola erogazione finanziata dal 2021 al 2022, 1.9 milioni per un importo medio “una tantum” di 250 euro. «Le 2 misure – spiega una nota – sono poi state messe a confronto, per capire impatti e giudizi espressi dall’opinione pubblica, dai beneficiari dei bonus spesa, del reddito di cittadinanza e dai responsabili dei servizi sociali: tra questi ultimi, la valutazione del reddito di cittadinanza e del 63% ma i bonus spesa sociali sono considerati positivamente dal 100% degli addetti al comparto». Per questo «auspichiamo che questo supporto alle famiglie possa avere continuità nel tempo, anche dopo i periodi strettamente emergenziali», ha comunicato Mariacristina Bertolini, direttrice generale e vice presidente Up Day.

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