Meloni propone un patto a Conte: “Pronti a collaborare, ma stop assegni in bianco. Ora garanzie su lavoro, fisco, imprese e aiuti”


Meloni propone un patto a Conte: “Pronti a collaborare, ma stop assegni in bianco. Ora garanzie su lavoro, fisco, imprese e aiuti” 

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Nella settimana in cui il Parlamento si appresta a votare prima sulla proroga dello stato di emergenza e poi su un nuovo scostamento di resoconto, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni tende una mano al governo e al primo ministro Giuseppe Conte. Se lunedì il suo alleato all’opposizione, Matteo Salvini, ha effettuato una scelta di campo chiara schierandosi con chi dice che il covid-19 “non c’è più”, Meloni scrive una lettera al Foglio in cui si legge che “Fratelli d’Italia è pronta a fare la sua parte, è pronta a discutere con il primo ministro insieme agli alleati del centrodestra”. Un’offerta di collaborazione, un patto che però per la leader di FdI si deve basare su almeno 4 paletti chiari: lavoro, fisco, imprese e aiuto alle persone in difficoltà. Meloni si dice infatti pronta a dare il via libera anche al nuovo scostamento da 25 miliardi di euro ma, scrive, “non siamo più disposti a firmare assegni in bianco”. “Dopo aver dimostrato grande responsabilità crediamo sia giunto il momento che sia il governo a dare prova della sua: chiediamo garanzie, chiediamo di saper prima come Conte intende utilizzare queste risorse”, specifica Meloni.

Il nuovo scostamento di resoconto porterà la cifra complessiva a più di 100 miliardi di euro: servirà a proseguire l’azione di risposta del governo all’emergenza covid-19. Vedrà le risorse maggiormente utilizzate “per occupazione, fisco e liquidità, enti territoriali, istruzione”, ha spiegato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Il leader della Lega Salvini ha ribadito anche oggi la sua linea dura in merito al voto sullo scostamento di resoconto: “Abbiamo effettuato le nostre proposte e dal governo zero risposte: cambiali in bianco non ne paghiamo più. Non servono bicamerali e quanto alle presidenze non è sul tavolo neanche di Forza Italia”. I concetti sono simili a quelli espressi da Meloni nella sua lettera al Foglio, ma al contrario dell’alleato la presidente di FdI apre a una collaborazione: “Pretendiamo di avere delle garanzie dal governo su come saranno spesi questi ulteriori 25 miliardi e chiediamo di essere ascoltati nel merito”.

Secondo Meloni, infatti, “le aperture a una collaborazione con l’opposizione da parte di Conte si sono sempre rivelate pretestuose: aperture di facciata, considerando che poi le nostre proposte sono state sempre rispedite al mittente ed è stata posta la fiducia su tutti i provvedimenti adottati”. Ora Fratelli d’Italia vuole quindi “rinnovare alcune delle proposte che abbiamo già presentato e che sottoporremo ai nostri alleati per trovare insieme una sintesi e realizzare un documento comune“. Meloni individua quattro ambiti prioritari. Il primo è il lavoro, “il sostegno all’occupazione”. Una proposta è quella di “affiancare alla Cassa integrazione guadagni (CIG) (la cassa integrazione, ndr) forme di premialità per chi non vi ricorre, per gli imprenditori che resistono”. Poi ci sono i tagli al “cuneo fiscale gravante sulle imprese”, una “Super deduzione del costo del lavoro” e l’abolizione o sospensione del “decreto ‘Dignità’”.

Il secondo ambito, scrive Meloni, è quello fiscale: “Secondo noi bisogna intervenire per posticipare e ridurre le tasse”. FdI ha proposto ad esempio “l’unificazione degli anni fiscali 2019/2020 per le imprese danneggiate dal Covid-19”. Ma c’è anche la riforma dell’Irpef e altre “nostre battaglie storiche”, si legge nella lettera, tra cui la “revisione della normativa relativa al limite dell’utilizzo del contante, allineandola a quella vigente in Germania (che a oggi non ha un limite all’uso del contante)”. Meloni ha chiesto ancora il “sostegno diretto del tessuto produttivo: imprese, artigiani, commercianti, cittadini con lavoro autonomi”, con tra le proposte “un contributo a fondo perduto legato ai versamenti Iva, consentendo ai beneficiari di trattenere direttamente il 50 per cento dell’Iva sul fatturato dell’anno 2020, fino a un importo massimo di 100mila euro“.

Infine,l’ultimo paletto riguarda quelli che la leader di FdI definisce gli “aiuti alle persone in difficoltà“. “Sono sufficienti le risorse stanziate per il Reddito di emergenza (Rem) e per il Reddito di cittadinanza (Rdc), strumenti che andrebbero eliminati“, scrive Meloni. “Le risorse così liberate devono confluire in un unico fondo volto a garantire a famiglie e soggetti in difficoltà un ‘assegno di solidarietà‘ universale”, da 300 euro per un anno, “aumentato di 250 euro per ogni figlio a carico”. Nella lettera, Meloni ha chiesto garanzie anche sul tema della scuola e ribadisce che “Fratelli d’Italia è pronta a discutere con il primo ministro insieme agli alleati del centrodestra”. “Finora però non c’è stato concesso alcun confronto, nemmeno a Palazzo Chigi malgrado le tante dichiarazioni di intenti che Il governatore Conte ha rilasciato alla stampa senza mai passare ai fatti. Questa volta non voteremo scostamenti di resoconto al buio: pretendiamo di avere delle garanzie dal governo su come saranno spesi questi ulteriori 25 miliardi e chiediamo di essere ascoltati nel merito“, conclude Meloni.

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