Mercati deboli sui timori di Wall Street, recupera il dollaro

MILANO – Mercati finanziari incerti con i timori politici degli investitori americani, che hanno portato le Piazze asiatiche a ritracciare dai recenti  record e quelle europee ad aprire deboli. I titoli di Stato americani hanno perso terreno in vista del dibattito per rifinanziare il budget federale e il dollaro ha continuato il suo recupero. “Siamo reduci da due settimane molto forti” per i mercati, commenta a Bloolberg Hartmut Issel di Ubs, “e in alcuni casi veniva da pensare che se fossimo andati avanti così ancora per qualche settimana, avremmo già esaurito i rialzi previsti per tutto l’anno”. Ecco perché la recente correzione è “più che salutare”.
Da seguire il comparto automobilistico, con Fca su tutti a Piazza Affari. Dopo le parole di Marchionne da Detroit, il mercato digerisce il consuntivo dell’Acea sulle vendite in Europa, salite oltre 15 milioni nel corso del 2017. Oggi in primo piano in Europa c’è la lettura finale dell’inflazione di dicembre, attesa stabile all’1,4% annuo. Sul fronte delle Banche centrali, attesa per la Bank of Canada che oggi dovrebbe procedere a un rialzo del costo del denaro portando il livello dei tassi all’1,25% dall’1% attuale. In serata spazio alla Fed che diffonde il Beige Book, il rapporto pubblicato ogni sei settimane dalla banca centrale Usa sullo stato di salute della prima economia al mondo. Dagli Usa si aspettano anche i dati sulla produzione industriale, mentre a Milano l’agenzia di rating S&P diffonde il suo outlook.
Risalgono le posizioni del dollaro nei confronti della moneta unica europea che ai primi scambi della giornata passa di mano a 1,2233 dollari ( rispetto agli 1,2266 di ieri in chiusura di giornata). OAS_RICH(‘Bottom’); Nei confronti dello yen l’euro  passa di mano a 135,48. Il Bitcoin, dopo il tracollo di ieri che è arrivato oltre il -25%, si è stabilizzato di nuovo sopra gli 11mila dollari.
Questa mattina la Borsa di Tokyo ha chiuso debole, influenzata dalla performance negativa di wall street. Il Nikkei ha terminato gli scambi con un ribasso dello 0,35%, a 23.868 punti. La Borsa americana era partita positiva, ieri, segnando anche nuovi record con Dow Jones e S&P500, salvo poi girare in rosso e chiudere in deficit: il Dow Jones – che aveva infranto il tetto dei 26mila punti – ha perso alla fine lo 0,04%, lo S&P500 ha limato lo 0,35% e il Nasdaq lo 0,51%. A innescare il violento cambio di rotta, di quelli che non si vedevano da un paio d’anni, le preoccupazioni politiche che hanno offuscato le buone trimestrali della Corporate America. Il Nyt ha riferito che Steve Bannon, l’ex stratega del presidente Trump, dovrà testimoniare davanti al Gran Giurì istituito dal procuratore speciale che sta indagando sulla presunta interferenza della Russia nelle elezioni del 2016 e sulla potenziale collusione tra la campagna Trump e Mosca. Inoltre si teme una paralisi del governo: entro venerdì i legislatori devo trovare un accordo per mantenere i livelli di spesa pubblica, pena il cosiddetto shutdown ovvero il congelamento dei programmi federali.
La domanda del settore dei servizi spinge a sorpresa gli ordini dei macchinari industriali in Giappone, per il secondo mese consecutivo. In base ai dati dell’ufficio di Gabinetto, in novembre gli ordinativi sono cresciuti del 5,7%, a un valore di 900 miliardi di yen, l’equivalente di 6,6 miliardi di euro: si tratta del livello più alto dal giugno 2008.
Per le materie prime, infine, i prezzi del petrolio sono poco mossi sui mercati asiatici: il Wti si attesta a 63,74 dollari al barile, mentre il Brent risulta a 69,17 dollari al barile. Quotazioni dell’oro in calo con il lingotto con consegna immediata che cede lo 0,2% a 1.335, 2 dollari l’oncia .