«Modello che va bene solo per l’emergenza, non si può pensare di rinunciare alle gare»


«Modello che va bene solo per l’emergenza, non si può pensare di rinunciare alle gare» 

«Il modello Genova va bene per Genova, per le situazioni di grande emergenza. Ma non si può derogare alle procedure di gara. Non sono quelle che rallentano la costruzione delle opere pubbliche». Gabriele Buia, presidente dell’Ance, l’associazione che riunisce i costruttori edili, giudica un successo la ricostruzione così rapida, avvenuta in 15 mesi, del ponte sul Polcevera ma non crede che il modello sia replicabile in Italia per le altre opere pubbliche in situazioni normali. «La memoria delle 43 persone morte nel crollo ci deve far ricordare che abbiamo la necessità di mettere in sicurezza tutto il patrimonio infrastrutturale italiano», premette Buia. «Abbiamo dimostrato che in Italia le imprese, se messe in condizioni di farlo e non oberate di adempimenti e burocrazia, sono capaci di lavorare come le altre imprese europee e mondiali, se non meglio. Ma il modello Genova non è replicabile».

Perché?
«Il progetto del ponte è stato regalato. Il conto non lo paga lo Stato ma Autostrade per l’Italia. Non sono quindi soldi pubblici. Il tracciato è rimasto lostesso e quindi non c’è stato bisogno di proseguire con la Valutazione di impatto ambientale, che avrebbero portato via una enormità di tempo. Poi c’è stata una attenzione mediatica e istituzionale di tutti gli attori interessati perché chiaramente il ponte era un simbolo e c’era una città importante bloccata. E tutto quello che in Italia normalmente ha bisogno di tempi biblici grazie a questa attenzione…

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