Oman, il nuovo sultano è Haitham

A pochissime ore dalla morte di Qaboos, sultano dell’Oman per 50 anni (morto venerdì a 79 anni) la famiglia rale ha già designato come successore Haitham bin Tariq al-Said , ministro del patrimonio e della cultura e cugino di Qaboos (il nome per esteso era Qaboos bin Said Al Said).

Haitham ha già giurato, annuncia il governo di Muscat: «Haitham ben Tarek ha prestato giuramento come nuovo sovrano dopo una riunione della famiglia reale (…), che ha approvato la scelta» fatta da Qaboos prima di morire, ha scritto il governo sul suo account Twitter. Haitham, nato nel 1954 a Karachi, amante del football, ha studiato in Gran Bretagna ed è comunque considerato un continuatore della politica di Qaboos.

La successione si è quindi svolta senza problemi, anche se Qaboos aveva già indicato il nome del suo successore in una buista chiusa, da aprire 72 ore dopo la sua morte in caso di disaccordo nel consiglio di famiglia.

La convinzione degli osservatori è che Haitham seguira la politica “liberale” di Qaboos, che aveva creato nel 2011 un consiglio consultivo composto da un Consiglio d’Oman (elettivo) e da un Consiglio di Stato con membri scelti dal sultano. A quest’organo era stato delegato parzialmente il potere legislativo e aveva funzioni di ”consulenza” al Governo.

Ma è soprattutto per la tradizionale tolleranza religiosa che l’Oman si distingue da molti altri Paesi del Golfo: la maggioranza degli abitanti appartiene alla corrente degli ibaditi, che si pone a metà tra sunniti e sciiti, crede nella moderazione e rifiuta la violenza. Inoltre per gli ibaditi la guida religiosa deve spettare “al più degno dal punto di vista religioso”, senza che abbia importanza la discendenza dal Profeta. Una scelta che li allontana dalla visione etnico-tribale di moltissimi altri musulmani. Ma Qaboos (al potere da 50 anni) aveva fatto di più sin dai primi anni di regno. Le donne, che in Oman godono di diritti impensabili negli altri Paesi del Golfo, votano, lavorano, guidano l’auto e studiano liberamente da moltissimo tempo. «L’Oman è un uccello con due ali, una è l’uomo e l’altra la donna» aveva detto Qaboos.

Qaboos, sin dal 970, aveva adottato una politica di grande apertura verso tutti gli altri Paesi del Golfo, ponendosi come mediatore ideale dei conflitti, soprattutto tra sunniti e sciiti, proprio grazie all’apertura religiosa ibadita. Ed è chiaro che in questo contesto di conflitto aperto, non solo nello Yemen tra l’Iran Sciita e l’Arabia Saudita sunnita ma anche nel nuovo scenario disegnatosi tra Usa (e partner saudita) e Iran la funzione dell’Oman è sempre più importante.