Open Fiber: Beppe Grillo male informato su nostro progetto


Beppe Grillo ha scritto, auspicando la nascita di una rete unica nazionale, che saremmo di fronte al “completo fallimento dell’esperimento Open Fiber”. Ci sembra chiaro che è stato male informato. Lo precisa Open Fiber in una nota.

Se davvero si trattasse di un progetto fallimentare, Open Fiber non incasserebbe una dietro l’altra partnership di peso – Vodafone, Windtre, Fastweb, Tiscali, Sky, Orange, solo per citarne alcune – con soggetti di grandissimo livello sia nazionale, sia internazionale che scelgono di puntare sulla sua rete FTTH (Fiber To The Home) di ultima generazione. E ancora, se davvero fosse “fallimentare”, perché questo evidente interesse di aziende (Tim) e di grandi fondi infrastrutturali ad investire nel progetto o ad acquisirlo a caro prezzo? Forse perché invece in meno di tre anni ha coperto un terzo del Paese diventando la terza rete in fibra ottica in Europa dopo Telefonica ed Orange (la prima gestita da un operatore wholesale only) con 8,6 milioni di unità immobiliari già cablate ed un piano di risorse per portarla, con questo passo, ad oltre 20 milioni di case in tre anni. Un progetto alla cui costruzione lavorano oggi oltre 10 mila persone.

Nel merito, lo scritto di Grillo evidenzia che gli sono state date false informazioni (fake news) almeno sui seguenti punti: Open Fiber non fa concorrenza a “tutti gli operatori tradizionali”, ma solo a Tim. Tutti gli altri operatori hanno invece tratto beneficio dall’accresciuta concorrenza del mercato: negli ultimi mesi hanno infatti espresso ripetutamente giudizi positivi su Open Fiber e hanno annunciato che contrasteranno un ritorno a un monopolio verticalmente integrato con tutti gli strumenti a loro disposizione.

I soldi pubblici vengono versati a Open Fiber solo a stati di avanzamento, e dunque per le infrastrutture effettivamente costruite e per le quali OF investe anche risorse proprie.

Open Fiber ha vinto tutte le gare pubbliche perché il suo progetto è stato giudicato il migliore, ha una quota di fibra più elevata e impiega meno soldi pubblici dei progetti respinti.

Le uniche duplicazioni esistenti sono state fatte da Tim con il progetto Cassiopea, per il quale è anche stata sanzionata con una multa da 116 milioni dall’Antitrust il 6 marzo 2020. Senza contare che, guardando l’estensione della rete FTTH, di autostrada digitale al momento ne esiste una sola, quella di Open Fiber.

Ci sono ritardi sullo sviluppo nelle aree bianche, prive di connettività a causa di decenni di mancati investimenti. È vero, ritardi in parte derivanti dalla guerra legale avviata da Tim al progetto e da una burocrazia che blocca qualsiasi iniziativa sul territorio. Ma alla fine 2022 il 92% delle Unità immobiliari previste dal grande piano Banda ultra larga sarà connesso, con una coda nel 2023 per l’8% delle Unità Immobiliari residue. In questo modo l’Italia vedrà realizzata – in circa 4 anni dall’avvio dei cantieri nelle aree C e D (metà 2018) – una nuova rete nazionale e pubblica in fibra ottica.

Grillo ora auspica un’unica infrastruttura privata aperta a tutti, che sotto il controllo di Tim metta assieme rete mobile, 5G, banda ultra larga. Un monopolio talmente vasto che nessun legislatore o autorità potrebbe autorizzare (senza contare i legittimi interessi di chi investe tempo e ingenti risorse nel business) ma che soprattutto metterebbe il destino della rete nelle mani di chi per decenni non ha investito adeguatamente in moderne infrastrutture, generando il divide che si vorrebbe invece colmare.

C’è ancora tanto da fare, certamente. Ma non c’è dubbio che quello di Open Fiber sia un progetto strategico che, se non supportato, vorremmo almeno non fosse denigrato. L’obiettivo della realizzazione di una rete interamente in Fibra ottica per tutti gli italiani è troppo importante e complesso per essere alimentato a colpi di fake news.

“Le azioni di Tim non valgono oggi 0,7 euro ad azione, bensì circa 0,38 euro mentre scriviamo questa nota. Una società che, come risulta dai bilanci, è gravata da un pesante indebitamento è in grado di fare gli investimenti che servono al Paese?, si interroga Open Fiber.

pev