Ponte Stretto: Lupi, e’ opportunita’ e puo’ essere low cost (Mi.Fi.)


Responsabilizzazione dei funzionari pubblici, semplificazione e priorità a quelle opere che hanno un effetto moltiplicatore sui denari statali. Questa la ricetta per il rilancio delle infrastrutture dell’ex ministro dei Trasporti Maurizio Lupi.

Domanda. Si parla da anni di rilancio delle infrastrutture senza grandi esiti; indichi lei un paio di priorità.

Risposta. L’accelerazione dei progetti già in corso per la grande infrastrutturazione materiale e immateriale del Paese. Penso per esempio all’alta velocità all’interno dei corridoi Ten-t europei ma anche alle infrastrutture immateriali. Non possiamo accettare che l’Italia sia divisa a metà oppure in tre o quattro parti; l’emergenza Covid l’ha dimostrato con drammaticità e urgenza. È importante anche la creazione di una rete per collegare aeroporti, ferrovie e porti in modo da iniziare a iniziare a ragionare in termini di sistema.

D. Tanta carne al fuoco…

R. In realtà non parliamo di 150 mila opere, ma di una ventina che rimetterebbe in moto il Paese. Poi c’è il tema della manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere sul territorio. Ma c’è bisogno di dare poteri agli enti locali, che possono intervenire rapidamente per completare la rete, una volta disegnata la spina dorsale nazionale, all’interno di un grande progetto di sviluppo.

D. E il Ponte sullo Stretto tornato nei dibattiti?

R. In Italia si riparla puntualmente del Ponte sullo Stretto e con gli ultimi 3 miliardi che stiamo per dare ad Alitalia sarebbe già stato fatto. Non è vero che è irrealizzabile o costa tanto.

D. Vede margini per passare dai discorsi ai cantieri?

R. Me lo auguro anche perché non capisco più chi sia contrario. Si tratterebbe solo di rivedere il progetto con Rfi e Ferrovie, assieme al general contractor, alla luce delle nuove tecnologie costruttive. Già quando ero al ministero stavamo studiando una possibile diminuzione dei costi di 2-2,5 miliari rispetto ai circa 6 miliardi iniziali.

D. Meglio le grandi o le piccole opere?

R. Se non realizziamo le grandi, non faremo neanche le piccole. È sempre stato così, basta pensare ai grandi eventi che hanno portato sempre anche riqualificazioni dei territori.

D. Perché l’Italia non riesce a utilizzare tutti i finanziamenti europei a cui ha diritto?

R. È un problema di procedure e di autorizzazioni; il più grande problema delle opere pubbliche è di responsabilità. Non è che i burocrati sono inefficienti, ma con le leggi che abbiamo fatto li abbiamo deresponsabilizzati perché non vogliono rischiare nulla. Guardi il Ponte di Genova: è stato realizzato in poco più di un anno perché il commissario, il sindaco Bucci, non ha avuto paura di rischiare e ha preso decisioni ma a suo rischio e pericolo, pensando ai suoi concittadini. La prima grande riforma da fare è questa: modificare l’abuso di ufficio e tornare a responsabilizzare i funzionari.

D. Lei da ministro che cosa ha fatto?

R. Mi sono assunto la responsabilità del mio ruolo, abbiamo fatto lo Sblocca-Italia per esempio, che ha funzionato. Non si spendono i soldi che ci sono perché nessuno si assume la responsabilità. Tutto il resto sono belle discussioni; possiamo presentare 500 documenti, ma quel che serve sono assunzione di responsabilità, semplificazione assoluta e priorità ai progetti che consentono ai denari pubblici di essere moltiplicatori di risorse private.

fch