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Stop al gas I russi hanno gia l accordo con la Cina Perch l Italia deve puntare sulle rinnovabili

Parla l’esperto di geografia economica e politica: “Adottiamo il ‘modello Genova’. Solare ed eolico: occasione da non perdere”

“Autosufficienza energetica”: da due mesi e mezzo a questa parte, dopo l’invasione dell’Ukraine da parte della Russia di Putin, sembra diventata la formula “magica”. Emanciparsi dal gas russo e una delle sfide scatenate dal conflitto. Ma siamo sicuri che sia la strada migliore? E oltretutto, come si fa e quanto tempo ci vuole? Gli assetti mondiali stanno cambiando e con essi le dinamiche economiche. Così abbiamo interpellato il Prof. Filippo Randelli, insegnante di geografia economico-politica all’Università di Firenze.

Professore, cos’e la “autosufficienza energetica” e cosa rappresenta per il nostro paese?

“Autosufficienza significa coprire il fabbisogno dell’intero paese con risorse proprie. Siamo legati alle infrastrutture, che prevalentemente nel nostro sistema servono per importare le risorse. Capirà che pensare di cambiare tutto in un paio di settimane e impossibile”.

E allora quanto tempo serve?

“Occorrono come minimo due o 3 anni, se tutto va bene. Uno Stato non può cambiare fornitore di energia come un residente cambia gestore chiamando un call center”.

Chiudere i rubinetti delle importazioni dalla Russia cosa comporterà?

“Guardi, noi continuiamo a mettere l’Europa al centro della nostra mappa geografica mentale, ma se allargassimo la carta geografica e mettessimo al centro la Cina, ci accorgeremmo che il gas si sta gia direzionando verso quel paese. Russia e Cina hanno gia firmato un contratto, a prescindere dal blocco che minaccia l’Europa. L’arroganza della Russia nella vicenda ukraine dipende proprio dalla sicurezza che hanno gia di vendere il gas altrove”.

Banalizzando: l’Europa sta minacciando di staccare la spina ad un interruttore senza corrente?

“Esatto”.

Quali conseguenze porterà lo stop al gas dalla Russia?

“I paesi più esposti allo stop del gas russo sono Italia e Germania perché hanno una forte base industriale”

Come dobbiamo agire dunque?

“Quello che si può fare, e che si sta facendo, e prendere misure per aumentare e portare al massimo l’approvvigionamento di materie energetiche, oltretutto gas naturale, da altre zone come il Nordafrica e l’Azerbaijan”.

C’e pure il tema energia: quanto ci possono aiutare le fonti rinnovabili?

“Nel cercare di produrre in autosufficienza il fronte delle rinnovabili e il settore che si presta di più. La parola chiave e ‘sbloccare’: in Italia ci sono circa 135 Gigawatt di progetti gia pronti, con imprenditori che vogliono investire nell’eolico on-shore (sulla terraferma) o off shore (in mare), oppure nel fotovoltaico. Sbloccare signficherebbe quadruplicare questi impianti”.

Diventare “green” costa molto?

“Spostarsi su queste energie non significa solo voler bene all’ambiente: sono pure economicamente vantaggiose. A Taranto 10 pale eoliche off-shore permettono la realizzazione di energia dal costo di 60 euro per Megawatt ora, mentre produrre da gas naturale o combustibili fossili costa 250 euro all’ora”.

Abbiamo dunque un’occasione da non perdere.

“Non la possiamo perdere. Basterebbe ritenere di interesse nazionale queste infrastrutture. E adottare per le opere energetiche il modello semplificato che ha concesso la esecuzione rapida del ponte di Genova”

Quali pratiche può mettere in campo un residente per risparmiare?

“Sul riscaldamento si può diminuire la temperatura del termostato, ma più che altro questo e il momento per passare ad un dispositivo a biomassa, tipo a pellet o a legna. A chi ha a disposizone un tetto suggerirei poi di installare dei pannelli fotovoltaici, il cui prezzo si e diminuito moltissimo negli ultimi anni: permette a famiglie e imprese di produrre energia elettrica e si può coprire fino al 60-70% del fabbisogno di quell’edificio”.

Veramente rischiamo di rimanere senza energia? Un pericolo che correremo il prossimo inverno o rischiamo gia d’estate per tenere accesi i condizionatori?

“Se dovessimo avere un’estate molto calda, i consumi di elettricità potrebbero aumentare parecchio, ma il grosso del consumo del metano e causato dall’uso del riscaldamento. Tra l’altro il condizionatore si utilizza di più quando c’e il sole: un motivo in più per sfruttare direttamente l’energia installando il fotovoltaico. Fino ad ottobre-novembre, ad ogni modo, dovremmo essere tranquilli. Ma si può immaginare che il prossimo autunno sarà molto caldo. O freddo, forse”.

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