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Smi: investire al Sud per tutelare l’intera filiera di tessile e abbigliamento

«Abbiamo proposto gia al precedente governo di aprire un tavolo tra imprese, sindacati e ministero del Lavoro per far sì che in alcune aree del Paese, con particolare riferimento al Sud, si possa riattivare la filiera del confezionamento del capo di abbigliamento. Ciò consentirebbe, con bassissimi livelli di investimento, di conservare un alto contenuto di forza lavoro e, attraverso l’industria leggera, di mantenere le industrie pesanti della filiera del tessile che stanno dall’altro capo del Paese. Con il risultato di tenere la filiera del made in Italy davvero in Italia».

e una sinergia tra player ma principalmente tra territori quella proposta da Sergio Tamborini, presidente di Sistema moda Italia, associazione che riunisce le imprese del tessile-abbigliamento italiano, al convegno “Made In Italy, la sfida della ripresa tra crisi e transizione” che si e tenuto ieri a Milano per lanciare un messaggio di sistema in riguardo alle priorità per l’innovazione e lo sviluppo delle aziende made in Italy. Un settore che va dall’automotive alla nautica, dalle calzature al legno-arredo. E il cui valore va tutelato: «Il nostro sistema del tessile – dice Tamborini – oggi e al servizio delle filiere che si diramano a valle: quella italiana e quella francese. I marchi francesi più di quelli italiani, e prima degli italiani, hanno capito l’importanza della manifattura: hanno acquistato aziende nei segmenti pelletteria e calzature e giocano oggi un ruolo di 1º piano nei distretti produttivi italiani. Nella confezione sta succedendo la stessa cosa e nel tessile c’e il rischio che succeda, ma bisogna evitare l’impoverimento che si verifica quando non c’e una pluralità significativa di player».

La sinergia tra istituzioni e aziende di piccola e grossa taglia e solo una delle potenziali direttrici di sviluppo del “fatto in Italia” che si nutre anche dell’alleanza con il mondo dell’istruzione. Le università sono parte costitutiva del cluster made in Italy, associazione pubblico-privata che e nata 5 anni fa per far dialogare il mondo della ricerca e dell’innovazione con le filiere del bello e ben fatto. «Le imprese di piccole e medie dimensioni possono così disporre di tecnologie abilitanti, digitali o fisiche, e competenze altrimenti a stento accessibili dal singolo attore industriale – dice Silvana Pezzoli, presidente del Cluster made In Italy e vice presidente di Sitip Industrie Tessili Spa -. Le imprese di grandi dimensioni, invece, si posizionano principalmente a beneficio di chi vuole co-creare o adottare soluzioni innovative. Le università e i centri di ricerca hanno l’opportunità di un confronto diretto con l’intero mondo imprenditoriale e conoscerne le aspettative e i bisogni che altrimenti non verrebbero colti».

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