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tempo di aprire gli occhi sulla poverta lavorativa L inchiesta di Oxfam e Diaconia Valdese

In Italia 1 lavoratore su 8 vive con reddito insufficiente per mantenere il suo nucleo familiare con un’incidenza della povertà lavorativa in salita del 3% in non più di un decennio, passata dal 10,3% al 13,2%. Il fenomeno colpisce di più, in termini rispettivi, chi vive in nuclei monoreddito, chi ha un lavoro autonomo, e chi, tra i lavoratori, sta lavorando nel corso dell’anno in regime di tempo parziale. Sono questi gli allarmanti dati presentati oggi a Firenze nella parte interna del nuovo rapporto Oxfam “Disuguitalia: ridare valore, potere e dignità al lavoro”. A raccontare le esperienze sul campo e Gianluca Barbanotti, segretario esecutivo di Diaconia Valdese, che insieme ad Oxfam ha condotto una parallela inchiesta qualitativa nei suoi Community Center in 10 città italiane.

Il 1º dato rilevato e la scarsa propensione alla ricerca di un lavoro specifico, sovrastata dalla disponibilità, maggiore rispetto al pre-epidemica, a svolgere un qualsiasi lavoro, effetto del deterioramento delle condizioni economiche e del senso di smarrimento dei tanti impiegati fragili e saltuari, espulsi nel 2020 dal mercato del lavoro e oggi in forte difficoltà a sorreggere le spese.

“Dalla nostra rilevazione sul campo viene fuori un’immagine a fondo diversa da quella che e il mood comunicativo attuale, ossia le persone non abbiano voglia di lavorare”, commenta Barbanotti. “In ognuno dei nostri centri accogliamo quotidianamente centinaia di persone disponibili a fare di tutto per non perdere la dignità, per assicurare uno stipendio al proprio nucleo familiare e talvolta addiritura accettando una remunerazione pari o addirittura inferiore ai sussidi. C’e una crescente spinta a farsi carico di sé stessi al contrario di quello che la fiaba nazionale sembra suggerire”.

Il resoconto sottolinea pure il trend sempre maggiore a non assumere con contratti stabili, con frequenti casi di “concatenazione” di impieghi di breve durata o di sovrapposizione di più contratti intermittenti. Il fenomeno interessa oltretutto le donne, costrette a cercare uno o più impieghi per integrare il reddito familiare, con la fragilità economica familiare che prevale su altri bisogni, come la cura dei figli, aumentandone il rischio di vulnerabilità, abbandono scolastico e “ritiro sociale”. Non mancano i casi di lavoro clandestino nero o grigio, con poche ore contrattualizzate e ampie porzioni di retribuzioni “fuori busta”.

“I nostri Community Center – aperti a chi cerca aiuto sul tema lavoro, su quello della casa, sulla fatica di accedere allo Spid e molto altro anche ora – sono sicuramente territoriali, ma appare chiaro che la rete dello Stato non funziona come dovrebbe: a Napoli arrivano sempre più spesso impiegati dal foggiano, molti braccianti che per esempio ci chiedono aiuto per l’autorizzazione di soggiorno. Lavorando sul campo dal 2014 ad oggi abbiamo capito che ciò che funziona a Torino e diverso da ciò che funziona a Catania. Il nostro modello ha imparato ad adattarsi sicuramente ai bisogni, ma pure alle risorse del territorio: rimanendo su Napoli, sono sempre più parecchi i datori di lavoro che si rivolgono a noi come ad un ufficio di collocamento. In italia anche ora metà delle persone trova lavoro attraverso relazioni amicali, e non necessariamente clientelari: i poveri, sfortunatamente, sono spesso poveri pure di relazioni, e i nostri centri fungono proprio da amplificatore di relazioni, ascolto attivo e consiglii. E anche ora, gli italiani in una situazione di povertà lavorativa spesso sono più soli degli stranieri poveri. Chi arriva da noi e gia in una situazione proattiva, e sotto rimane una fascia, larga, più sommersa: e per questo che abbiamo iniziato a fare outreach, aprendoci nelle città alla ricerca successivo e più capillare di chi ha più bisogno”

La progettazione Oxfam e Diaconia ha aperto le braccia pure ai nuovi rifugiati in avvicinamento dall’Ukraine. “In ognuno dei nostri centri oggi c’e un mediatore culturale e un altro operatore che aiuta ad orientarsi tra bonus e accoglienza”, conclude Barbanotti.

“Il lavoro, pilastro fondativo del nostro patto di cittadinanza, rappresenta la base per la dignità e la libertà dell’individuo. Con il proprio lavoro ognuno e chiamato a concorrere al progresso materiale e spirituale della società” chiude Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia. “Oggi però il lavoro e eccessivamente spesso leso nella sua dignità, per molti non basta a soddisfare i bisogni del proprio nucleo familiare e avere prospettive di un futuro dignitoso. Il dettato costituzionale rischia di subire una pericolosa rilettura con la povertà lavorativa assurta nei fatti a fondamento della Repubblica”.

 

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