Un morto nella baraccopoli di San Ferdinando. Salvini: «La sgombreremo»

Aldo Diallo aveva 35 anni ed è la terza persona – in un anno – che muore per un incendio nella baraccopoli di San Ferdinando, in Calabria. Secondo le prime indagini la causa delle fiamme potrebbe essere un fuoco acceso dai migranti per riscaldarsi: polizia e carabinieri ipotizzano che una scintilla potrebbe aver provocato le fiamme che poi si sono rapidamente propagate tra le baracche fatte di materiale infiammabile come legno e plastica.

“Aldo” era il nome italiano che l’uomo senegalese si era dato: era lì assieme ad alti migranti che lavorano nei campi della piana di Gioia Tauro. Si tratta di migliaia di stranieri le cui condizioni abitative sono precarie: «Siamo stati attaccati per mesi – afferma Angelo Sposato, segretario generale regionale della Cgil Calabria – perché denunciavamo la violazione dei diritti umani e perché chiedevamo una sistemazione provvisoria sicura per mettere i lavoratori al riparo dalla morte». Lunedì pomeriggio Cgil e Flai nazionali, regionali e territoriali terranno una conferenza stampa a Gioia Tauro e in quella sede la Cgil annuncerà una mobilitazione e un esposto alla magistratura. «Questa morte, come le altre, ha precise responsabilità, politiche e istituzionali», sottolinea Sposato.

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