Usa: Barr, tweet Trump rendono impossibile mio lavoro

Il procuratore generale statunitense, William Barr ha dichiarato che i tweet e le dichiarazioni pubbliche del presidente Usa, Donald Trump, gli rendono impossibile svolgere il suo lavoro, criticando in maniera inaspettata l’inquilino della Casa Bianca sulla scia delle sue lamentele sul caso che coinvolge il consigliere di Trump, Roger Stone.

“Penso che sia tempo di smettere di twittare sui casi penali del dipartimento di Giustizia”, ha detto Barr in un’intervista con la Abc ieri aggiungendo che il presidente non gli ha mai chiesto di intervenire in nessun caso penale.

Le sue dichiarazioni sono arrivate dopo giorni di scontri politici scatenati dalla decisione di Barr, all’inizio della settimana, di scavalcare i pubblici ministeri della procura degli Stati Uniti a Washington, che aveva chiesto una pena detentiva tra i sette e i nove anni per il consigliere di Trump.

Stone è stato condannato a novembre per aver mentito al Congresso sotto giuramento, aver corrotto testimoni e aver intralciato l’inchiesta del consigliere speciale, Robert Mueller, sulle interferenze russe nelle elezioni presidenziali del 2016.

L’intervento sulla condanna – in cui i principali funzionari del dipartimento di Giustizia hanno essenzialmente ordinato ai pubblici ministeri di riferire alla Corte che la precedente richiesta di condanna era eccessiva – ha provocato le dimissioni di un procuratore in carriera, l’abbandono del caso da parte di altri e le critiche da parte di democratici e di alcuni funzionari del dipartimento di Giustizia, i quali hanno sostenuto che Barr aveva fatto di tutto per aiutare un alleato del presidente.

Nell’intervista della Abc, Barr ha affermato che aveva già avviato il processo di modifica della raccomandazione di condanna del dipartimento quando “qualcuno è entrato e mi ha raccontato del tweet del presidente”, in cui Trump ha criticato la richiesta, definendola una “disgrazia”.

“Questo mostra quanto possano essere devastanti certi tipi di tweet per il dipartimento di Giustizia”, ha dichiarato Barr sottolineando che i tweet sul caso e su altre indagini penali “mi rendono impossibile svolgere il mio lavoro e rassicurare i tribunali e i pubblici ministeri sul fatto che stiamo svolgendo il nostro lavoro con integrità”.

I difensori del procuratore generale hanno affermato che in questa e in altre decisioni delicate, Barr sta facendo ciò che crede sia giusto, ignorando le critiche politiche che potrebbero derivare dalle sue scelte a Washington. “Non sarò vittima di bullismo o influenzato da nessuno, che si tratti del Congresso, di una redazione di un giornale o del presidente”, ha dichiarato Barr, sottolineando che “farò quello che penso sia giusto”.

In una dichiarazione, Stephanie Grisham, la portavoce della Casa Bianca, a proposito delle osservazioni di Barr ha detto che “il presidente non è stato affatto seccato dai commenti e ha il diritto, proprio come qualsiasi cittadino americano, di dire pubblicamente le sue opinioni. Il presidente ha piena fiducia nel procuratore generale Barr per quel che riguarda lo svolgimento del suo lavoro e la difesa della legge”.

I critici di Barr hanno detto che il suo intervento nel caso Stone e molte altre decisioni favoriscono fortemente gli interessi del presidente come quando il procuratore aveva espresse pubblicamente i suoi dubbi sul rapporto Mueller. Tali mosse, dicono i critici, erodono la tradizionale indipendenza del dipartimento per quel che riguarda l’applicazione della legge e potenzialmente minano la credibilità dei pubblici ministeri nei casi futuri.

Ieri la speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha definito Barr uno degli “scagnozzi” dell’amministrazione Trump e ha dichiarato che la sua gestione della sentenza Stone “ha profondamente danneggiato” il sistema giudiziario.

cos