WALL STREET: in rialzo in attesa Beige Book; bene produzione, male banche

Wall Street continua a trattare in rialzo dopo la chiusura debole di ieri, con la produzione industriale che ha battuto il consenso.

“Abbiamo avuto un buon inizio della stagione delle trimestrali e gli utili dovrebbero essere solidi nel 2018”, afferma Adam Sarhan, Ceo di 50 Park Investments, puntualizzando che “il trend sottostante molto forte resta in piedi”.

“E’ una storia basata sulla crescita. Finchè i dati sono buoni, nessuno vende” veramente, al di lá di qualche presa di profitto, e “le letture continuano a esserlo”, commenta Roelof Salomons, chief strategist di Kempen Capital Management.

Il Dow Jones sale dello 0,38%, l’S&P 500 dello 0,26% e il Nasdaq Composite dello 0,24%. Intorno alla parità invece i prezzi del petrolio, senza una direzione precisa.

Le trimestrali sono partite bene ma il settore bancario oggi è in difficoltà. Goldman Sachs cede il 3,16% dopo aver chiuso il quarto trimestre con una perdita di 1,93 miliardi di dollari (5,51 dollari ad azione), su 7,83 miliardi di dollari di ricavi. Si tratta della prima perdita trimestrale in sei anni. La banca ha contabilizzato un onere da 4,4 miliardi di dollari (inferiore alle attese), per via della riforma fiscale recentemente approvata negli Usa. A pesare sul profitto anche il rallentamento del trading. Al netto dell’onere, l’utile netto di Goldman si sarebbe attestato a 2,26 miliardi di dollari (-4% dallo stesso periodo dello scorso anno), rispetto al consensus di FactSet a 2,04 miliardi. La nuova riforma fiscale dovrebbe aiutare gli istituti di credito Usa nel lungo periodo, ma potrebbe pesare sui conti dell’ultimo trimestre per via di oneri straordinari.

Inoltre Bank of America (-2,87%) ha chiuso il quarto trimestre deludendo le attese degli analisti, con un utile netto a 2,4 miliardi, in calo dai 4,5 miliardi di un anno fa. L’utile per azione si è attestato a 0,2 usd, in calo dagli 0,39 dollari dello stesso periodo dello scorso anno e ben al di sotto degli 0,45 dollari preventivati da FactSet.

La cifra include un onere da 0,27 dollari derivante dagli effetti della riforma fiscale recentemente approvata negli Usa. I ricavi totali sono passati da 19,99 a 20,44 miliardi di dollari, contro un consensus a 21,49 miliardi.

Buone notizie sono arrivate dal fronte macroeconomico. La produzione industriale negli Usa è cresciuta dello 0,9% a livello mensile a dicembre, battendo le attese del consenso (+0,4% m/m). Il tasso di utilizzo degli impianti si è attestato al 77,9%, sopra il consenso degli economisti al 77,3%. Infine il dato sulla produzione industriale di novembre è stato rivisto al ribasso dal +0,2% al -0,1%.

Infine la Fed pubblicherá stasera il Beige Book preparato per la riunione del Fomc di fine mese. “Il rapporto dovrebbe essere in linea con le informazioni positive sullo scenario economico viste con i dati degli ultimi mesi. Il focus sará sulle prospettive per salari e prezzi, che dovrebbero continuare a mostrare pressioni molto modeste nonostante la continua riduzione di risorse inutilizzate”, commentano gli economisti di Intesa Sanpaolo.

Sul sentiment però iniziano a pesare i negoziati per l’estensione della legge di spesa Usa, in scadenza il 20 gennaio, che restano in una situazione di stallo dopo gli scontri verbali sul tema dell’immigrazione avvenuti in una recente riunione con il presidente Donald Trump. I leader democratici hanno detto che un testo relativo all’immigrazione potrebbe essere disponibile oggi, anche se i repubblicani stanno cercando di separare l’estensione della legge di spesa dall’accordo sull’immigrazione.

“Al momento le controparti stanno alzando la posta, con un aumento di probabilitá (comunque sempre bassa) di una chiusura degli uffici governativi da sabato in poi. E’ possibile che si arrivi a un’altra estensione di brevissimo termine dell’appropriation bill che permetta di trovare un compromesso sui due temi. La legge di spesa dovrebbe includere ampi aumenti di uscite per il prossimo biennio, compresi fra 100 e 200 mld all’anno, e significativi ampliamenti del deficit nel 2018-19”, commentano gli economisti di Intesa Sanpaolo.

Sul valutario il cambio euro/usd tratta in calo a 1,2240 con minimo intraday a 1,2196. Sull’obbligazionario infine il rendimento del Treasury biennale resta sopra al 2% al 2,031%, mentre quello del decennale è in lieve rialzo al 2,542%. In base ai future sui Fed Fund, la probabilitá che il mercato assegna ad almeno tre aumenti del costo del denaro nel corso del 2018 è pari al 50%, in crescita rispetto al 33% di un mese fa.

alb/fpc

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