WALL STREET: indici tentano rimbalzo, Trump in pressing su Fed


A Wall Street gli indici azionari sono in rialzo, tentando il rimbalzo dopo la peggior settimana dalla crisi del 2008, in una seduta ad alta volatilità.

Il mercato sembra incerto sulla sostenibilitá di un rimbalzo, nonostante le speranze di un sostegno da parte delle banche centrali e dei governi contro gli effetti economici della diffusione dell’epidemia di coronavirus.

Il Dow Jones avanza dell’1,11% e l’S&P 500 dell’1,15%. Il Nasdaq Composite guadagna l’1,27%.

In pressing sull’autorità monetaria Usa c’è anche il presidente Donald Trump, che ha scritto su Twitter che “Come al solito, Jerome Powell e la Federal Reserve sono lenti ad agire. La Germania e altri stanno pompando denaro nelle loro economie. Altre banche centrali sono molto piú aggressive” e gli “Usa dovrebbero avere i tassi piú bassi”.

L’epidemia di coronavirus Covid19 “ha senza dubbio cambiato la prospettiva di breve termine dei mercati”, commenta Chetan Ahya, global head of economics di Morgan Stanley, secondo cui si tratta di uno shock “con una tempistica particolarmente sfavorevole, dato che la crescita globale era giá molto debole e il percorso di ripresa appena all’inizio”.

Il tentativo delle banche centrali di sostenere l’economia globale da un crollo a causa dell’epidemia di coronavirus “potrebbe avere un impatto solo limitato”, afferma Guy Monson, Chief Investment Officer di Sarasin & Partners. “Molte banche centrali sono giá “al massimo della loro capacitá di accomodamento”, con tassi di interesse “vicini allo zero o negativi e bilanci gonfiati”, spiega l’esperto. In Europa, anche la redditivitá bancaria “è particolarmente debole, rendendo ulteriori tagli ai tassi potenzialmente autolesionistici”, conclude Monson.

Oggi il Governatore Haruhiko Kuroda ha dichiarato che la Bank of Japan agirá secondo necessitá per fornire liquiditá e garantire la stabilitá del mercato. Il presidente della Federal Reserve Jerome Powell aveva segnalato venerdì che la Federal Reserve è pronta a tagliare i tassi per attutire gli effetti della diffusione del coronavirus.

Il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos ha avvertito che la diffusione del virus potrebbe danneggiare le esportazioni dell’Eurozona, interrompere la catena di approvvigionamento delle imprese e frenare la domanda di servizi. Pertanto “il Consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, a seconda dei casi, per garantire che l’inflazione si muova verso il suo obiettivo in modo sostenuto”, ha affermato il banchiere. “Restiamo vigili e seguiremo da vicino tutti i dati in arrivo”, ha concluso il banchiere centrale.

Jingyi Pan, strategist del mercato asiatico presso IG, ha affermato che i dati deboli dei Pmi cinesi hanno rafforzato le aspettative di un allentamento monetario da parte della Peoplès Bank of China, e forse di misure fiscali come tagli alle imposte. “La gravitá del crollo dei Pmi suggerisce che le autoritá cinesi potrebbero dover fare di piú per fornire sostegno all’economia”, aggiunge Pan.

Sul fronte macro il Pmi manifatturiero Usa, nella lettura finale di

febbraio, si è attestato a 50,7 punti, in calo dai 51,9 di dicembre e

rivisto marginalmente al ribasso rispetto alla lettura preliminare a 50,8

punti.

L’indice Ism manifatturiero degli Usa si è attestato a 50,1 punti a febbraio, in calo rispetto ai 50,9 di gennaio e al di sotto delle attese del consenso degli economisti a 50,5 punti. Sempre a febbraio, il sotto-indice sull’occupazione è salito a 46,9 punti dai 46,6 di gennaio. Anche quello relativo ai nuovi ordini ha registrato una diminuzione a 49,8 punti, dai 52,0 del mese precedente.

Sul fronte valutario il cambio euro/usd tratta a 1,1116.

Sull’obbligazionario rimane forte la domanda di Treasury. Il rendimento del T-Note biennale è dello 0,804% e quello del decennale dell’1,087%.

lus

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